Brera è il quartiere che molti milanesi indicano quando devono spiegare a un ospite che cosa rende la loro città diversa da come se l'era immaginata. Qui la Milano degli affari si fa da parte e lascia spazio a vie strette e lastricate, cortili, facciate color ocra. È un luogo che si gira volentieri senza meta, ma che custodisce al centro un indirizzo preciso: il grande Palazzo di Brera, con la sua Pinacoteca.
Un palazzo, molte istituzioni
Palazzo Brera è un caso raro: dentro le stesse mura convivono l'Accademia di Belle Arti, la Biblioteca Nazionale Braidense, l'Osservatorio astronomico, l'Orto Botanico, l'Istituto Lombardo di Scienze e Lettere e, naturalmente, la Pinacoteca. Questa concentrazione di cultura risale in gran parte al Settecento, quando l'imperatrice Maria Teresa d'Austria fondò, nel 1776, l'Accademia di Belle Arti, destinata a formare generazioni di pittori, scultori e architetti.
Varcato il portone, ci si trova nel cortile d'onore, circondato da un elegante doppio loggiato ad archi su colonne binate. Al centro si alza il monumento a Napoleone Bonaparte nelle vesti di Marte pacificatore, da un modello di Antonio Canova. È uno degli spazi più fotografati di Milano e vale la sosta anche se non avete in programma di entrare nel museo: fermatevi qualche minuto e lasciate che gli studenti dell'Accademia, con le cartelle sotto il braccio, vi ricordino che il palazzo è ancora vivo.
La Pinacoteca: i capolavori da non perdere
La Pinacoteca nacque in epoca napoleonica: le prime sale, i cosiddetti Saloni Napoleonici, furono inaugurate il 15 agosto 1809, e la galleria aprì ufficialmente l'anno seguente. Molte opere arrivarono allora da chiese e conventi di tutta l'Italia settentrionale, ed è anche per questo che la collezione è così ricca di pittura sacra.
Fra i capolavori più amati ci sono alcune opere che da sole valgono il viaggio:
- lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, del 1504, vertice della sua giovinezza;
- il Cristo morto di Andrea Mantegna, con quello scorcio audace che continua a stupire;
- la Pala Montefeltro di Piero della Francesca, detta anche Pala di Brera;
- la Cena in Emmaus di Caravaggio;
- Il bacio di Francesco Hayez, del 1859, diventato un simbolo del Risorgimento.
Il percorso è lungo e ricco: meglio scegliere in anticipo le sale che vi interessano di più e concedersi il tempo di guardare con calma, piuttosto che correre da una stanza all'altra.
L'Orto Botanico, un giardino nascosto
Pochi visitatori sanno che, alle spalle del palazzo, si nasconde un piccolo mondo verde. L'Orto Botanico di Brera fu voluto anch'esso da Maria Teresa d'Austria, nel 1774, negli stessi anni dell'Osservatorio astronomico. Dopo un periodo di abbandono è stato restaurato dall'Università degli Studi di Milano e oggi fa parte del Museo Astronomico-Orto Botanico di Brera.
Su circa cinquemila metri quadrati crescono aiuole ordinate e alberi di grande pregio, fra cui il ginkgo biloba, che in autunno si tinge di un giallo luminoso. È il luogo ideale per una pausa silenziosa dopo il museo, prima di tornare tra le vie del quartiere.
Come vivere Brera
Il modo migliore per scoprire Brera è a piedi, magari arrivando dal Duomo attraverso la Galleria Vittorio Emanuele II e piazza della Scala. Lasciatevi guidare dalle vie più piccole, entrate nei cortili quando sono aperti, alzate lo sguardo verso le finestre degli antichi palazzi. Non serve una lista di tappe: a Brera il piacere sta proprio nel perdersi un po', fermarsi davanti a una vetrina o a un portone socchiuso e ripartire senza fretta. Verso sera il quartiere cambia ritmo e diventa uno dei più animati della città.
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Dopo il museo, una casa che vi aspetta
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