Ci sono quartieri di Milano che si scoprono con la metropolitana, saltando da una fermata all'altra, e quartieri che chiedono invece di essere camminati con calma, con il naso all'insù. Porta Venezia appartiene alla seconda famiglia. Basta lasciare alle spalle il traffico di corso Buenos Aires e infilarsi nelle vie laterali per accorgersi che le facciate cambiano carattere: compaiono fiori di cemento, ringhiere che sembrano rampicanti, volti femminili dipinti sulla ceramica. È il Liberty milanese, lo stile che all'inizio del Novecento ha dato a questa parte di città un'identità che ancora oggi la distingue.
Questa passeggiata non ha un ordine obbligato: potete percorrerla in una mattina, oppure spezzarla nei giorni del vostro soggiorno, tornando a casa tra una tappa e l'altra.
Casa Galimberti, la facciata che racconta
Il punto di partenza naturale è via Malpighi, dove al numero 3 si trova Casa Galimberti, considerata uno degli esempi più riusciti del Liberty a Milano. Fu costruita tra il 1903 e il 1905 su progetto dell'architetto Giovanni Battista Bossi, per i fratelli Angelo ed Emilio Galimberti. Ciò che la rende unica è la superficie della facciata, rivestita per circa 170 metri quadrati di piastrelle in ceramica dipinta: figure umane a grandezza quasi naturale, alberi, tralci e decorazioni vegetali che si arrampicano tra una finestra e l'altra.
Fermatevi anche sui balconi. Guardandoli dal basso verso l'alto noterete un dettaglio curioso: al primo piano le balaustre sono in cemento, al secondo mescolano cemento e ferro, dal terzo in su diventano interamente in ferro battuto. È un modo raffinato di alleggerire l'edificio man mano che sale verso il cielo. Il momento migliore per fotografarla è con la luce del pomeriggio, quando i colori delle ceramiche si accendono.
Palazzo Castiglioni e corso Venezia
Da via Malpighi, in pochi passi, si raggiunge corso Venezia, l'arteria elegante che collega il quartiere al centro. Al numero 47 sorge Palazzo Castiglioni, progettato da Giuseppe Sommaruga e costruito tra il 1901 e il 1904: un edificio che all'epoca fece scalpore e che viene spesso indicato come il manifesto del Liberty milanese. Osservate il basamento: il bugnato è lavorato in modo volutamente grezzo, quasi a imitare le forme naturali della roccia, mentre ai piani superiori l'edificio si alleggerisce in decorazioni più morbide.
C'è anche un aneddoto che i milanesi raccontano volentieri. Sopra l'ingresso erano state collocate due grandi statue femminili, giudicate dai contemporanei fin troppo svestite; il palazzo si guadagnò così il soprannome ironico di «Ca' di ciapp», in dialetto più o meno «casa delle natiche». Le statue furono poi rimosse e trasferite altrove, ma il nomignolo è sopravvissuto. Oggi il palazzo ospita la sede dell'Unione del Commercio di Milano.
I caselli daziari di piazza Oberdan
Scendendo lungo corso Venezia nella direzione opposta al centro si arriva in piazza Oberdan, dove si alzano i due caselli neoclassici che danno il nome al quartiere. Furono progettati dall'architetto Rodolfo Vantini e costruiti tra il 1827 e il 1828, con funzione molto concreta: qui si riscuoteva il dazio sulle merci che entravano in città. Sono due corpi cubici in ordine dorico, con metope decorate da elmi e corone d'alloro; l'apparato di statue e bassorilievi fu aggiunto qualche anno più tardi, nel 1833.
Alzate lo sguardo per riconoscere le figure allegoriche: verso il centro la Concordia, la Giustizia, la Fedeltà e l'Eternità; verso la periferia Cerere, Minerva, Mercurio e Vulcano. I bassorilievi raccontano episodi della storia di Milano. Anche il nome della porta ha una storia: fino al 1860 si chiamava Porta Orientale, in epoca napoleonica divenne Porta Riconoscenza, che i milanesi abbreviarono in «Porta Renza». La piazza, invece, porta dal 1882 il nome dell'irredentista Guglielmo Oberdan.
L'atmosfera del quartiere
Porta Venezia non è soltanto architettura. È un quartiere vissuto, multiculturale, dove i palazzi d'epoca convivono con la vita di tutti i giorni e dove la sera le strade si animano. A due passi dai caselli si aprono i Giardini Pubblici Indro Montanelli, con il Museo di Storia Naturale e il Planetario: il posto ideale per una pausa all'ombra dopo tanto camminare. E se avete voglia di vetrine, corso Buenos Aires è lì, a circa cinque minuti a piedi da casa.
Per chi soggiorna da Bixio Loft Volte & Charm questo itinerario ha un vantaggio speciale: comincia e finisce praticamente sulla porta di casa. Potete uscire senza programmi, rientrare a metà mattina per un caffè preparato nella vostra cucina e ripartire nel pomeriggio verso la tappa successiva. Trovate altre idee sul quartiere nella pagina dedicata a Porta Venezia.
Il quartiere fuori dalla porta
Il loft di Via Nino Bixio 29 vi aspetta con volte in mattoni a vista, due camere e una cucina completa, a pochi passi da Porta Venezia e dalla metro M1.